Il Gruppo

L’economia circolare in architettura

L’economia circolare nel design edilizio rappresenta una prospettiva innovativa e necessaria per rispondere alle sfide ambientali e costruire un futuro sostenibile. Questo approccio mira a trasformare radicalmente il modo in cui concepiamo, costruiamo e gestiamo gli edifici, spostando l’attenzione da un modello lineare “prendi-produci-scarta” a un ciclo virtuoso di riutilizzo, riciclo e riduzione degli sprechi.
In particolare,l’economia circolare si basa su principi chiave che ridefiniscono il concetto stesso di costruzione. Al centro di questa filosofia c’è la consapevolezza che gli edifici e i loro componenti possono avere una seconda vita, contribuendo così a minimizzare l’impatto ambientale e a ottimizzare l’efficienza delle risorse.

 

Le radici e i principi dell’economia circolare in architettura

La teoria dell’economia circolare ha radici profonde che risalgono agli anni ’70, con concetti come la “Limits to Growth” del Club di Roma, il “cradle to cradle” di Braungart e McDonough, la “performance economy” di Stahel e il “design rigenerativo” di Lyle. Questi modelli sfidano il tradizionale approccio lineare dell’industria delle costruzioni, noto come “take-make-waste”, responsabile di un massiccio consumo di risorse e del 40% delle emissioni globali di CO2.

I principi chiave vengono definiti dalla Commissione Europea nel documento “Circular Economy – Principles for Building Design”. Tra questi:

  • Durabilità: pianificazione della vita utile degli edifici con attenzione a medio e lungo termine;
  • Adattabilità: estensione della vita utile attraverso cambi di destinazione d’uso e facilitazione di futuri cambiamenti;
  • Riduzione dei Rifiuti: focus sulla produzione di minori rifiuti e sul potenziale di riutilizzo o riciclaggio di alta qualità.

Nello specifico, la Commissione Europea ha avviato il progetto biennale Level(s) nel 2018, un approccio europeo per valutare e definire le prestazioni di sostenibilità degli edifici. Questo progetto mira a guidare l’Europa verso una mentalità circolare.

Best practice: Upcycle House e Building in Layers

Progetti come l’Upcycle House della fondazione danese Realdania Byg e il modello “building in layers” di ARUP ed Ellen MacArthur sono esempi tangibili di successo nell’applicare l’economia circolare in architettura.
L’Upcycle House sperimenta con materiali da costruzione riciclati, mentre il modello “building in layers” permette la separazione e la sostituzione di elementi con durate di vita diverse.

Situato in Danimarca, il primo edifico è un progetto sperimentale che trasmette in modo chiaro e tangibile i principi dell’upcycling. Ciò significa che gran parte dei materiali utilizzati per la sua costruzione sono stati precedentemente utilizzati in altri contesti e successivamente recuperati, riflettendo così il concetto di dare nuova vita a elementi che altrimenti sarebbero stati considerati rifiuti. L’Upcycle House dimostra che è possibile coniugare l’estetica contemporanea con la sostenibilità, offrendo un esempio concreto di come l’architettura circolare possa essere non solo una soluzione ecologica, ma anche un’opzione esteticamente innovativa. Questa casa pionieristica rimane un faro di ispirazione per il settore, evidenziando il potenziale di una progettazione edilizia che rispetta l’ambiente e promuove la rinascita dei materiali.

Il secondo invece, si distingue per la sua approfondita riflessione sulla durabilità e sulla gestione delle risorse a lungo termine. L’essenza di questo modello risiede nella progettazione di edifici in strati distinti, ognuno con una durata di vita specifica. Ciò consente una de-costruzione selettiva, dove elementi con cicli di vita più brevi possono essere facilmente rimossi e sostituiti senza compromettere la struttura fondamentale dell’edificio. Tale approccio non solo promuove la flessibilità e l’adattabilità degli spazi, ma minimizza anche lo spreco di materiali preziosi durante le operazioni di ristrutturazione.
Il modello “Building in Layers” incarna il concetto di economia circolare, riducendo l’impatto ambientale e apportando un cambiamento significativo nel modo in cui concepiamo la progettazione e la gestione degli edifici, con l’obiettivo di creare strutture che possano evolversi e adattarsi in modo armonioso alle esigenze in costante cambiamento della società.

 

Best practice dal territorio italiano

La riutilizzazione delle strutture destinate agli Expo 2015 e agli eventi temporanei sta emergendo come una strategia chiave nell’ambito della sostenibilità e della gestione responsabile delle risorse. Storicamente, molte di queste strutture, costruite per ospitare atleti o manifestazioni fieristiche, sono rimaste inutilizzate o sono diventate ecomostri dopo la conclusione degli eventi che le avevano giustificate. Tuttavia, oggi, con una crescente consapevolezza ambientale, si sta cercando di invertire questa tendenza.

Nel contesto dell’Expo di Milano, ad esempio, il Ministero dell’Ambiente ha promosso il premio “Towards a Sustainable Expo” per incoraggiare soluzioni sostenibili nel design e nella costruzione di queste strutture. L’approccio prevede criteri come la progettazione per il riuso, l’utilizzo di materiali riciclabili e l’impiego di fonti rinnovabili. Diversi esempi post-Expo 2015 evidenziano il successo di questa strategia, con padiglioni che sono stati trasformati in scuole, centri per bambini, sedi di organizzazioni umanitarie e addirittura in campi sportivi. La progettazione orientata alla sostenibilità quindi può dare vita a una seconda esistenza significativa per queste strutture, contribuendo alla riduzione dello spreco e al rafforzamento degli impatti positivi sulla comunità globale.

 

Il ruolo dei clienti e del fornitore

L’innovazione tecnica nel settore architettonico si sta concentrando sempre più sulle sfide legate alla sostenibilità, come la progettazione per lo smontaggio, la modularità, la produzione di energia verde e l’isolamento delle abitazioni. Tuttavia, un appello urgente emerge da una prospettiva sociale, evidenziando che l’economia circolare in architettura richiede un coinvolgimento attivo delle persone.

La trasformazione tecnologica può essere relativamente semplice, ma il cambiamento culturale rappresenta una sfida più complessa. Il focus deve spostarsi oltre l’aspetto tecnico, includendo l’attenzione alle implicazioni sociali del cambiamento. Gli architetti sono chiamati a plasmare l’urbanistica in modo sociale ed ecologico, affrontando la sfida di decarbonizzare le vite in modo inclusivo e finanziariamente accessibile per tutti. Questo richiede un ampliamento dell’immaginazione urbana, che non si limiti alla progettazione degli edifici, ma coinvolga anche nuovi modelli di business.
La necessità di creare incentivi finanziari per lo smontaggio e il riutilizzo delle componenti alla fine della vita dell’edificio è sottolineata come una componente essenziale del cambiamento, e gli architetti sono invitati a svolgere un ruolo cruciale in questo contesto, spingendosi oltre la semplice estetica nella progettazione e considerando gli aspetti finanziari e sociali dell’intero ciclo di vita delle strutture.
L’innovazione nella progettazione del prodotto e l’accesso a dati più precisi e dettagliati sono identificati come motori chiave per sviluppi migliorati nel contesto dell’economia circolare. Secondo il dottor Kristian Steele, membro del gruppo di ricerca e tecnologia avanzata presso ARUP, la chiave per ottenere di più da ciò che già abbiamo risiede nella migliore connessione tra le diverse fasi della catena di approvvigionamento, le risorse esistenti e i flussi di rifiuti e risorse.

Tuttavia, la questione critica, sottolineata da Anders Lendager, fondatore di Lendager Group, riguarda la comprensione dell’Analisi del Ciclo di Vita (LCA) e le relative barriere. Lendager sostiene che, sebbene spesso si affermi di non avere dati sufficienti per utilizzare correttamente l’LCA, in realtà, in molti progetti, i dati sono stati generati internamente. Il vero ostacolo, secondo Lendager, è la mancanza di un database globale o, meglio ancora, locale, per raccogliere e condividere questi dati a livello globale o nazionale, valutando così l’impatto complessivo. La proposta di raccogliere dati locali specifici rappresenta una strategia chiave, poiché consentirebbe la creazione di un LCA completo e la definizione di un’economia circolare dei materiali adattata a contesti specifici. Lendager ha anche sollecitato una maggiore trasparenza da parte delle aziende manifatturiere, sottolineando che l’accesso a dati dettagliati è essenziale per valutare la sostenibilità dei materiali e che la complessità non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile

Architetti e ingegneri si trovano ad affrontare dilemmi reali, come la resistenza strutturale vs. facilità di smontaggio e la longevità vs. flessibilità. La mancanza di dati di qualità rende incerte molte decisioni, specialmente nell’ambito dell’Life Cycle Assessment (LCA) di fine vita, dove il futuro è ancora oggetto di supposizioni.

In sintesi, l’economia circolare in architettura è una risposta necessaria alle sfide ambientali e alle esigenze future. Con il supporto di progetti innovativi, modelli e framework, l’industria dell’architettura può guidare la transizione verso un futuro più sostenibile e circolare. La chiave è la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, dalla progettazione alla demolizione, per creare un ambiente costruito che rispetti il pianeta e le generazioni future.

Il Gruppo

ARCHITETTURA, INGEGNERIA, INNOVAZIONE

SICUREZZA E QUALITà

IMPIANTI ELETTRICI, IDRAULICI E MECCANICI

AMBIENTE E SOSTENIBILITà

CONSULENZA E PROGETTAZIONE BIM